L'austerit come leva di sviluppo 
dai discorsi al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979)

           

            
(...) Una trasformazione rivoluzionaria pu essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all'Occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ci, secondo noi comunisti, comporta per l'Occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l'illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.

Ecco perch una politica di austerit, di rigore, di guerra allo spreco divenuta una necessit irrecusabile da parte di tutti ed , al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la societ nelle sue strutture e nelle sue idee di base. 
Una politica di austerit non una politica di tendenziale livellamento verso l'indigenza, n deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerit, invece, deve avere come scopo - ed per questo che essa pu, deve essere fatta propria dal movimento operaio - quello di Instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralit nuova. 
Concepita in questo modo, una politica di austerit, anche se comporta (e di necessit, per la sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidariet, e potendo cos ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un'opera di trasformazione sociale.

Proprio perch pensiamo questo, occorre riconoscere, a me sembra, che finora la politica di austerit non stata presentata al paese, e ancor meno attuata, dentro tale spirito non di rassegnazione, ma di consapevolezza e di fiducia. E se possiamo ammettere - dobbiamo ammettere, anzi - che vi sono state e vi sono a questo proposito manchevolezze e oscillazioni del movimento operaio e anche del nostro partito, tuttavia le deficienze principali sono da imputare alle forze che dirigono il governo del paese. (...)

L'austerit un imperativo a cui oggi non si pu sfuggire. Certe obiezioni di qualche accademico ignorano dati elementari del mondo di oggi e dell'Italia di oggi. In sintesi, questi dati sono: innanzi tutto, il moto e l'avanzata dei popoli e paesi del Terzo mondo, che rifiutano e via via  eliminano quelle condizioni di sudditanza e d'inferiorit, cui sono stati costretti, che sono state una delle basi fondamentali della prosperit dei paesi capitalistici sviluppati; in secondo luogo l'acuita concorrenza, la lotta senza esclusione di colpi fra questi stessi paesi capitalistici, della quale fanno sempre pi le spese i paesi meno forti e sviluppati, fra i quali l'Italia; infine, la manifesta e ogni giorno pi evidente insostenibilit economica e insopportabilit sociale, in questo mutato quadro mondiale, delle distorsioni che hanno caratterizzato lo sviluppo della societ italiana negli ultimi venti-venticinque anni.

Da tempo noi comunisti cerchiamo di richiamare l'importanza e di far prendere coscienza di questi dati oggettivi della situazione del mondo e dell'Italia. Tuttavia, ancora oggi molti non si sono resi conto che adesso l'Italia si trova oramai - ma io credo, prima o poi, anche altri paesi economicamente pi forti del nostro si troveranno - davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose cos come stanno andando, ma in tal modo si scender di gradino in gradino la scala della decadenza, dell'imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realt (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia cos densa di pericoli e di minacce in una occasione di cambiamento, in un 'iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civilt, che sia dunque non una sconfitta ma una vittoria dell'uomo sulla storia e sulla natura.

Ecco perch diciamo che l'austerit , si, una necessit, ma pu essere anche un'occasione per rinnovare, per trasformare l'Italia: un'occasione, certo, come ha detto qui un compagno operaio, tutta da conquistare, ma quindi da non lasciarci sfuggire. 
L'austerit per definizione comporta restrizioni di certe disponibilit a cui ci si abituati, rinunce a certi vantaggi acquisiti: ma noi siamo convinti che non detto affatto che la sostituzione di certe abitudini attuali con altre, pi rigorose e non sperperatrici, conduca a un peggioramento della qualit e della umanit della vita. Una societ pi austera pu essere una societ pi giusta, meno diseguale, realmente pi libera, pi democratica, pi umana. (...)

La politica di austerit quale da noi intesa pu essere fatta propria dal movimento operaio proprio in quanto essa pu recidere alla base la possibilit di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che fonte di parassitismi e di privilegi, e pu invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttivit generale, della razionalit, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l'istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura. "Lor signori", come direbbe il nostro Fortebraccio, vogliono invece l'assurdo perch in sostanza pretendono di mantenere il consumismo, che ha caratterizzato lo sviluppo economico italiano negli ultimi venti-venticinque anni, e, insieme, di abbassare i salari.

L'austerit, leva per trasformare l'Italia ed instaurare una cooperazione col Terzo mondo.